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Il Piave e l`identità italiana

 

Il 24 maggio del 1915 è dentro  il cuore di ciascuno di  noi in tutti i libri di storia in tutte le canzoni degli alpini. C’è una retorica del 24 Maggio. Una retorica che ci è costata molto. C’è costata molto perché quegli alpini e quei soldati che attraversavano il Piave quel 24 maggio andavano a morire macellati. Diciamoci la verità, le diciassette spallate dell’Isonzo, cioè questi attacchi in massa contro le postazioni nemiche sull’Isonzo hanno creato più di 600 mila morti. La realtà di una guerra condotta senza intelligenza, senza cultura bellica con una cultura probabilmente da guerra ottocentesca, più che da guerra del 900 ci ha creato un sacco di problemi . Ci è stato però il fatto che quella guerra, con tutti gli errori che abbiamo fatto con tutte le Caporetto che abbiamo avuto, ha avuto un successo enorme  sul piano dell’identità personale. Questi soldati che venivano dalla Calabria e dal Molise per andare a morire in terre tipo l’Isonzo di cui non conoscevano nemmeno il significato o il ricordo, hanno poi creato un’epopea della prima guerra mondiale. Un’epopea che ritroviamo nei canti degli alpini , ritroviamo nei ricordi degli alpini, ritroviamo quando giriamo in quelle zone e ci rendiamo conto che l’Italia moderna è nata lì, non è nata in un Risorgimento fatalmente molto disperso per città e per paesi. E’ nata dal Piave fino all’Isonzo a prezzo caro ma è nata.

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